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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Nintendo Super NES
Magic Boy
Entertainment International UK | Empire | Blue Turtle | JVC
06 04 2011

Certo che un titolo come Ragazzo Magico non è che sia 'sto granché. Insomma: a chi mai verrebbe in mente di descrivere le avventure di un ragazzino in grado di padroneggiare magia, incantesimi e affini (eh...)?

Magari alla Rowling, qualche anno dopo, con risultati imprevedibili. Ma al momento dell'uscita di questo Magic Boy (1993) la Rowling viveva tra il Portogallo ed Edimburgo, Harry Potter non era ancora nato e l'unica cosa che avevamo in merito era questo platformer dalle premesse sconfortanti e un po' brutto da vedere. Certo: l'apparenza non è tutto e se noi ci fossimo messi a ravanare magari avremmo potuto scoprire che sotto un aspetto un po' così si muoveva un gioco con qualche risorsa. Anche perché Magic Boy era stato messo insieme con la volontà evidente di recuperare i temi di due classici come Bubble Bobble e il suo pseudo-sequel Rainbow Islands, mica pizza e fichi. Il punto è che prendere cose in prestito può anche essere cosa buona e giusta, ma bisogna poi sapere come rimettere insieme il tutto. Cosa che, infatti, qui non è avvenuta. C'è una linea molto sottile che separa una sfida frustrante, ma possibile (Out To Lunch, p. es.) da una frustrante e basta (Road Runner): Magic Boy oltrepassa questa linea spesso e volentieri, con frequenza isterica, riuscendo a mettere a dura prova i vostri nervi, il vostro vecchio joypad e alla fine anche il televisore di casa.

Il che, per un gioco che per tratto grafico, per impostazione e per character design si rivolge a un pubblico molto giovane, rappresenta una contraddizione fatale, puntualmente scontata ai tempi con un destino da prodotto oscuro ed emarginato dal mercato. E, a proposito di contraddizioni, non vi sembra abbastanza folle fornire come unica arma, a un tizio che si proclama magico e che deve catturare orde di mostriciattoli stregati, una specie di spara piselli che solo saltuariamente viene potenziata da qualche power-up? La rilevazione delle collisioni non sembra essere nemmeno lei dalla vostra parte, con morti non evitabili (qui non ci sono barre di energia e un solo tocco basta per mandarvi al cimitero) e con contatti improvvisi che a prima vista non avrebbero ragione di avvenire. La stessa struttura alla Rainbow Islands, con ritmo incessante e quadri ristretti a sviluppo più verticale che orizzontale, in questo ambito funziona poco, stante la precisione imposta dal gameplay. Musichetta irritante, per di più. Stando così le cose i sessantaquattro livelli organizzati in quattro mondi, concessi dai programmatori di Empire e Blue Turtle con in testa John Dale, rappresentano più una pericolosa minaccia che una promessa, per qualsiasi giocatore. Figurarsi per quelli, molto poco pazienti, dei giorni nostri.

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