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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Nintendo Super NES
Soccer Shootout
Nintendo | Epoch | Shogakukan
20 03 2011

Nel passato remoto i giochi di calcio provenienti dal Giappone venivano accolti in occidente con grande scetticismo, al limite dell'ilarità. I tempi di Perfect Eleven erano insomma ancora lontani, e se qualcuno ai tempi avesse previsto un calcio videogiocato dominato dalle produzioni Konami avrebbe raccolto solo risate e pacche sulle spalle. Le cose hanno cominciato a cambiare solo con l'avvento del campionato J.League e con l'arrivo nel Sol Levante di qualche vecchio fuoriclasse.

Il calcio, però, veniva ancora visto dal pubblico e dai programmatori giapponesi come una curiosità esotica, come un passatempo che solo all'estero poteva essere capito. Di conseguenza l'accento è stato messo a lungo, ancora, sulla parte più ovvia e più spettacolare del gioco, senza penetrarne minimamente l'essenza: azioni fantasmagoriche, tiri da cinquanta metri, grandi rovesciate, colpi di testa in tuffo, mischie continue, riproduzioni di mascotte in stile cartoon e fuffa varia. È proprio per questo che J.League Excite Stage '94 (Epoch, inizio 94, pubblicato poi negli States da Capcom col titolo di Capcom's Soccer Shootout, e da Nintendo in Europa) prese di sorpresa un po' tutti. Veloce, ma sobrio, e chiaramente arcade anche nelle terribili musichette 'jap', ma verosimile, Excite Stage sorvolava sulle forzature e sullo spettacolo a tutti i costi e si concentrava invece sulle tattiche e su un gioco fatto soprattutto di passaggi. Non un nuovo Sensible Soccer, insomma, ma al momento una delle cose migliori nel suo campo.

Non che il vizio di potersi affidare ad azioni solitarie sia stato qui completamente eliminato (come pure quello di non riuscire a evitare piccoli errori ridicoli: il pallone è delle dimensioni di una palla da spiaggia, il portiere non riesce mai a rinviare in maniera decente), ma perlomeno non è così vantaggioso come succedeva in altre produzioni, anche occidentali e anche non in stile arcade. Il pressing delle squadre controllate dalla CPU del Super Nintendo è infatti molto alto e il gioco non scende mai di ritmo, soprattutto nella versione giapponese, mentre la rielaborazione occidentale è leggermente meno fluida. Di conseguenza è fondamentale imparare in fretta a saltare gli avversari, magari affidandosi ai passaggi corti o alle triangolazioni. Altrettanto importante è imparare a controllare i tiri a effetto, spesso micidiali, e prendere il tempo agli attaccanti avversari, che mostrano un'abilità diabolica nell'effettuare i dribbling: per fortuna le cariche di spalla e le entrate in scivolata non vengono penalizzate troppo spesso da arbitri che, tutto sommato, lasciano giocare.

Abbastanza sorprendente, per i tempi, anche la sezione dedicata alle tattiche, con tanto di scacchiera per riposizionare sul campo i singoli giocatori. Grafica a metà strada tra il ben realizzato (i giocatori, anche animati decentemente) e l'inesistente (tutto il contorno, con stadi che appaiono solo in caso di esultanze post goal). Niente più che fastidioso, da parte sua, il sonoro, con tanto di inevitabili trombette giapponesi ad accompagnare ogni azione. Quello che invece poteva essere evitato è l'errore di riportare pari pari la quota di squadre della J.League (allora solo dodici) anche nella conversione europea, con la conseguenza che ci si ritrova solo con uno sconfortante gruppetto di nazionali a battagliare nei tornei disponibili (non molti, alla faccia dei 12 megabit di memoria; c'è anche una bella sezione training e una indoor, ma le opzioni non vanno al di là di questo). In somma, per quanto limitato dalla sua natura arcade e da qualche disattenzione, Soccer Shootout ha avuto il pregio piuttosto raro di rappresentare in maniera coinvolgente, anche se solo a tratti, lo sport di partenza, come pure quello, ancora più raro, di essere stato un videogioco solido, impegnativo e ben oliato nei suoi meccanismi. Il successo non gli è mancato, soprattutto in patria, come dimostrano le successive riedizioni a cadenza annuale, e comunque ancora oggi può rappresentare un buon esempio di ripescaggio saltuario, sempre che si voglia affrontare la materia senza tante complicazioni.

[NO1]


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