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Zave Zave scrive di videogiochi da un sacco di tempo, ormai saranno sei settimane abbondanti. Constatato per l'ennesima volta che il mondo fa schifo, ha preferito rifugiarsi tra le spire dell'A.Rea. 21...

Sega Master System
Tri Formation
Sega | Tatsunoko Production
28 04 2010

Se c'è un pericolo che minaccia la sana attività quotidiana di un retro-giocatore, allora è quello dell'infarto. O del cuore infranto. O dei ricordi calpestati come quando sottovaluti i rischi di un parchetto aperto alle frequentazioni canine. Con Zillion II: The Tri Formation (questo il titolo completo riportato sulla confezione), il problema fortunatamente non si pone. Difficile riavvicinarcisi adesso e uscirne malconci, come se messi di fronte a chissà quale rivelazione. Perché Zillion II era brutto vent'anni fa e, guarda un po', è brutto pure oggi.

Epperò resistere di fronte a quella copertina non era cosa di tutti i giorni. Soprattutto in un medioevo buio in cui le riviste non si facevano esattamente in quattro per recensire giochi del Master System. Quindi ti spiattellavano di fronte questo bel ragazzotto super giapponese con la sua moto che faceva subito Akira e lo stile lontanamente Capitan Harlock e... e come facevi a dir di no?

Infilata la 'Mega Cartridge' nel Master System era già più facile iniziare a capire perché si sarebbe dovuto lasciar perdere e puntare su roba più degna, chessò magari tipo Golvellius. Figlio largamente illegittimo di Zillion, Tri Formation adottava la formula 'un po' salto e un po' sparo e un po' faccio tutte e due' che lo rendeva, all'atto pratico, un mezzo mostro da laboratorio, con giusto qualche grammo d'anima rimasto ad aleggiare più nella testa di chi conosceva il relativo anime (e qui si capisce il perché di quel 'Tatsunoko Production' nella schermata del titolo), che per i disperati ignoranti.

Se Zillion (il primo) provava a imitare la ricetta Metroidesca di Yokoi, questo figlioccio degenere non provava proprio nulla. Degli otto livelli, la metà sono spesi a bordo della già citata moto o infilati in un esoscheletro, l'altra porzione abbandonati ai soli piedi. In tutti i casi ci sono piattaforme e nemici fastidiosi, con qualche boss stupido e un tema musicale azzeccato, ma (ahilui) presto ripetitivo.

Pochi anche i potenziamenti per la pistoletta del protagonista JJ, che peraltro deve già sbattersi a sufficienza per memorizzare tutti i dannati pattern di attacco dei nemici. Tanti e abili nel trifolare gli zebedei. Colate il tutto in una terrina di prevedibilità eppure di sottile frustrazione e lo sformato restituito dal forno non potrà che essere indigesto anche al più romantico dei retro-amanti (come suona male questa...).

[Zave]


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