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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Nintendo Super NES
Donkey Kong Country
Nintendo | Rare
22 10 2005

Del 1994 ricordo perfettamente: il caso O.J. Simpson, Lorena Bobbitt, Clinton e Yeltsin, il disarmo nucleare, l'affaire Cecenia, Kurt Cobain, Baggio, Sacchi e il mondiale in USA, Blur vs. Oasis, l'inizio di Friends, ma soprattutto, e nemmeno troppo borderline, l'attesa spasmodica (qualcosa che non si è mai più replicato in quei termini) per Saturn e PlayStation, debuttanti insieme a fine anno. Tra pronostici discordanti finiva comunque un'era dei videogiochi e all'orizzonte (quello di Ridge Racer) compariva una nuova frontiera.

Nintendo, manco a dirlo, ferma al palo: nemmeno il nome della nuova console, progettata con la collaborazione di Silicon Graphics, era disponibile (Project Reality, Ultra 64, N64). La parola d'ordine per i falchi del marketing diventò: screditare Sega e Sony (soprattutto quest'ultima, odiatissima), facendo lievitare l'attesa per la nuova macchina Nintendo a 64 bit. Quadratura del cerchio: screditare subito. Produrre, utilizzando la nuova alleanza con SGI, un titolo per il vetusto Super Nintendo all'altezza di quei pochi presenti sulle console a 32 bit, che arrivavano sul mercato occidentale ancora via import e per cui i giornali avevano già montato un hype senza freni.

Niente a che vedere, però, con l'hype che riuscì a montare Nintendo. Con gran battage i muscoli di SGI (per la realizzazione furono utilizzate sei workstation e un Super Computer XL), una software house in piena ascesa (Rare, responsabile anche del sorprendente Killer Istinct, sempre per Super NES) e una vecchia icona della Nintendo (Donkey Kong, storico antagonista di Mario, assente dalle ribalte più prestigiose da almeno una decade) si misero insieme per tirare fuori quello che divenne il titolo più atteso (e apprezzato) dell'annata videoludica 1994.

Hype, dicevamo. Nessuna montatura, però, poteva preparare a quello che veniva fuori dal cartuccione a 32 megabit di Donkey Kong Country, sin dall'introduzione o addirittura dai titoli di testa. Il miraggio a lungo inseguito dalle console a 16 bit (grafica digitalizzata, animata perfettamente nonostante la presenza impegnativa di sprite renderizzati in maniera credibile) qui si realizzava, e si realizzava senza sforzi apparenti o sbavature. L'unica differenza rispetto ai giochi analoghi presenti su Saturn, 3DO, Atari Jaguar o Amiga CD32 (per la PlayStation discorso a parte, come vedremo) era rappresentata dall'assenza di giochi di luce dinamici, impossibili sul Super NES. Anzi, a ben guardare, il confronto esemplare tra Donkey Kong Country e Clockwork Knight (titolo guida del Saturn, incentrato sullo stesso tipo di grafica) faceva impietosamente affondare la nuova icona di Sega.

I fan di Nintendo rimanevano, insomma, a bocca aperta: le avventure di Donkey e Diddy Kong (organizzate su una overdose di più di cento livelli e su un continuo scambio di ruoli tra i due protagonisti) avevano il potere di far ringiovanire all'istante una console apparentemente più sulla via del cimitero che su quella della pensione, come pure il potere di far sognare ad occhi aperti quello che avrebbe potuto fare la console-erede di cotanto fenomeno. Mission Impossible riuscita, insomma, e tanti saluti alla concorrenza.

Se poi Nintendo si rivelò capace di tradire ogni premessa possibile con il fiasco del Nintendo 64, questo non va certo a intaccare il momento magico che Donkey Kong Country ha rappresentato per tutti, sul finire della fatale annata 1994 (filologicamente parlando, e fatte le debite proporzioni, questo resta quanto di meglio prodotto da Rare nella sua irrefrenabile ascesa). Le uniche critiche riguardavano, abbastanza assurdamente, il suo stesso essere semplicemente un platform, con l'aggravante di essere l'ultimo di una serie infinita di titoli analoghi già apparsi sul Super Nintendo. Ma, insomma, chiedere due rivoluzioni in una volta sola (una grafica e una strutturale) era pretendere troppo, date le tendenze tradizionalistiche della casa-madre. Resta un gameplay solido come una roccia (il controllo dei personaggi non sarà più così impeccabile nemmeno nei successivi tentativi della Rare apparsi su Nintendo 64) e resta una varietà di trovate e di sotto-giochi raramente riscontrabili nel passato (e anche nel futuro, se è per questo).

Con tutto il suo bagaglio sorprendente di fondali prerenderizzati (si va dall'esotico al sotto-marino, passando per tempeste di neve incredibilmente realistiche) e con il suo sonoro d'eccezione (il migliore presente su Super NES, insieme a quello di Final Fantasy VI) Donkey Kong Country non poteva, comunque, pareggiare quanto andava comparendo su una PlayStation immediatamente adulta (un po' come le baionette non riuscivano a contrastare i primi carri armati), semplicemente perché Sony, puntando tutto su un 3D gestito dai poligoni mappati (cosa che non successe ad esempio con il Saturn), riuscì a spostare i parametri della battaglia, portandosi così fuori tiro. Donkey Kong Country resta comunque un platform molto piacevole da giocare (forse il migliore su Super Nintendo, tenendo conto che io non ho mai amato Super Mario World) e ancora capace di sorprendere più di un giocatore con la sua scintillante pseudo tridimensionalità (e sono passati anni undici).

[NO1]


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