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Shrapnel Dopo aver fondato A.Rea. 21 insieme a NO1 e LH3CT, Shrapnel ha svolto il lavoro di mantenimento del sito fino alla chiusura dello stesso e ne ha poi curato la riapertura. Ha scritto su Super Console, Mega Console, Videogiochi e PSM, ha gestito per due anni e mezzo un negozio di videogiochi e ha lavorato come game designer e sceneggiatore su uno sparatutto per PC intitolato Steel Saviour. Attualmente scrive per un paio di riviste cartacee dedicate agli utenti iOS e macOS.

Nintendo NES
NewZealand Story
Ocean | Software Creations
05 04 2010

NewZealand Story, già. Senza l'articolo, che invece compariva in tutte le altre versioni. Ma il fantomatico 'the' iniziale non è l'unico assente, ingiustificato o meno, in questa conversione. È solo il primo che si ha modo di notare, ma non è né l'ultimo, né tanto meno il più evidente. Tale primato, infatti, spetta al colore. Le prime avvisaglie di questa assenza si hanno già a partire dalla schermata del titolo, inaspettatamente monocromatica, ma le cose non migliorano visibilmente una volta avviata l'avventura del piccolo kiwi Tiki: NewZealand Story in versione NES appare quasi interamente giallino (e l'impressione di giallosità permane anche quando sono altri i colori effettivamente visualizzati), privo della maggior parte dei frizzi e dei lazzi cromatici del gioco da sala originale e delle conversioni domestiche più riuscite, e ciò crea immediatamente qualche problema.

Gli avversari che vanno a zonzo nei loro gusci, per esempio, erano originariamente di due colori (marrone o verde) e a ciascuna delle tinte in questione corrispondeva un diverso tipo di attacco: in uno dei due casi il proiettile esploso dal nemico poteva essere distrutto, nell'altro no. Sul NES il colore del guscio è uguale per tutti, e non poter determinare a priori la natura dell'offesa dalla quale ci si dovrà difendere crea qualche rogna, così come può generare delle difficoltà la compressione alla quale sono state sottoposte alcune aree dei livelli. Certe piattaforme, per capirci, sono meno estese di quelle calpestabili nell'originale, e ciò costringe a rivedere (seppur marginalmente) alcune delle strategie faticosamente messe a punto in sala giochi. E non bisogna dimenticare lo sfarfallio generale, piuttosto evidente nei passaggi più complessi dal punto di vista grafico.

NewZealand Story per NES, in breve, manca di un articolo nel titolo, del colore e dell'ariosità dell'originale. È un disastro, insomma. Giusto? No, per niente. Innanzitutto perché, a dispetto dei tagli e delle revisioni, ripresenta la maggior parte degli elementi del gioco da sala e ne offre addirittura alcuni che non compaiono nemmeno nelle conversioni più riuscite. In secondo luogo, la versione NES del piccolo capolavoro Taito brilla per la reattività dei controlli e per il brio dell'impianto di gioco, sempre frizzante e snello al punto giusto. Per quanto cromaticamente mutilata, inoltre, la grafica ha un suo carattere, una sua verve, e finisce per risultare persino simpatica e peculiare. E poi c'è la colonna sonora, curata da quel geniaccio di Tim Follin e assolutamente spettacolare per i canoni del NES. Anche sulla console a 8 bit di casa Nintendo, insomma, (The) NewZealand Story va giocato e rigiocato e poi giocato ancora, sino alla nausea. Che, molto probabilmente, non giungerà mai a mostrare il suo brutto muso: è pur sempre dell'eroico Tiki che stiamo parlando, no?

[Shrapnel]


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