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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Nintendo Super NES
Saturday Night Slam Masters
Capcom
10 01 2009

In realtà non ho mai capito la supremazia dei giochi in stile Street Fighter rispetto a quelli di boxe. In fondo la boxe è uno sport vero che ha appassionato intere generazioni prima di cadere nella crisi degli ultimi anni - cosa che non si può invece dire dei combattimenti da strada. E nemmeno si dovrebbe parlare di inevitabile minore varietà nella riproduzione, perché a ben vedere il pedigree del nobile sport vanta codifiche di regole e manuali di tecnica vecchi di centinaia di anni (per non parlare delle varianti inseribili in ambito videogioco, come gli allenamenti e il miglioramento dei colpi). Insomma: la pirotecnia della rissa da strada videoludica poteva essere eguagliata, mentre nessun programmatore ci è mai riuscito.

Ancora di più si poteva fare con una cosa a metà tra sport e spettacolo puro, come il wrestling. In questo caso il materiale per un videogame è tutto lì a disposizione. Addirittura, a pensarci bene, il wrestling sembra già un videogioco, con colpi improponibili dal punto di vista clinico e un continuo sbandare sopra le righe. Ad un'apparenza da cartoon vivente sarebbe quindi bastato aggiungere un po' di tecnica da combattimento per arrivare a una simulazione divertente. E invece niente per moltissimo tempo, a meno di non prendere in considerazione decine di sciocchi tentativi basati sul pigia-pigia di tasti e su confezionamenti più o meno ruffiani. Probabilmente uno dei primi successi concreti in questo campo, almeno parziali, risale al Saturday Night Slam Masters in questione (aka Muscle Bomber, fine 1993 in Jap), prodotto da una Capcom reduce dai fasti di Street Fighter II e quindi perfettamente in grado di applicarne i canoni a qualsiasi cosa lo ricordasse da lontano. Il gioco si guadagnò una buona fama, soprattutto tra la stampa specializzata (anche perché nell'estate del 94 le alternative sul Super Nintendo erano davvero poche), ma non era certo con questa ennesima riproposizione di schemi che Capcom poteva salvarsi da una crisi che durò fino all'uscita di Resident Evil. D'altra parte, se per la major nipponica l'unica alternativa ai cloni di Street Fighter doveva essere la contemporanea riedizione di Wizardry, oppure quella di Eye of the Beholder, c'era poco da stare allegri.

Convertito da un coin-op di successo, Saturday Night Slam Masters sfruttava una cartucciona da 24 megabit (cosa che fino ad allora era capitata solo con Super Metroid) e lo faceva in fondo molto bene, concedendo poche mancanze a una riprogrammazione per niente facile. In particolare risultava rimarchevole il mantenimento del Tag Mode per più giocatori, sua vera ragione di essere in sala giochi e ancor di più su console, via adattatore per quattro pad o più semplicemente mediante coinvolgimento di altri due lottatori controllati dalla CPU. Altrettanto importante la riproduzione fedele degli sprite, qui sovradimensionati fin quasi a pareggiare la stazza enorme di quelli originali, e la mancanza di rallentamenti, sempre in agguato su una console poco veloce come il Super Nintendo. Quello che però esaltava tutta l'operazione era la ripresa coerente del gameplay di origine, arcade fino in fondo, ma lontano dalla superficialità generale dei titoli dedicati al wrestling. In Saturday Night Slam Masters è infatti poco produttivo ricorrere al frenetico pigia-pigia di cui sopra. Se si vuole arrivare in fondo ai combattimenti più avanzati bisogna invece affidarsi a un atteggiamento più tattico, favorito tra l'altro dal recupero di molte mosse provenienti da Street Fighter II e da Final Fight - fatto tra l'altro testimoniato dalla presenza di quel vecchio volpone di Haggar e di qualche clone dei personaggi streetfighteriani. Il risultato finale, aiutato dall'inserimento di qualche particolare di classe (come la presenza di una folla bene animata) e da un'impostazione grafica parecchio colorata, inizialmente non può non colpire. Meglio però non chiedere a Saturday Night Slam Masters quello che non può dare (un po' di profondità, al di là di un ottimo Tag Mode legato alla presenza di tre amici e di un adattatore difficilmente reperibile).

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