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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Nintendo Super NES
Final Fantasy III
Square
25 09 2008

Come il deserto di neve in cui la storia di Final Fantasy III prende il via, questa celeberrima avventura è sterminata, bella nei suoi continui cambiamenti, impenetrabile, piena di cose nascoste e assolutamente in grado di rivelare la stoffa dei suoi esploratori. Il che è più di quanto si possa chiedere a un povero mezzo come un videogioco, e per di più con una quindicina di anni sulle spalle. Un po' come il cinema di Griffith o come quello di Chaplin: capolavori prodotti in un tempo in cui era difficile mettere insieme una scena e trovare gli elettricisti da portare sul set, figurarsi esprimere messaggi o contenuti. Eppure si arrivava anche al kolossal e al capolavoro, appunto.

Final Fantasy III segue la regola d'oro di ogni gioco di ruolo giapponese per console: il giocatore viaggia all'interno di una una sceneggiatura preordinata e contrassegnata da frequenti battaglie combattute via menu. Un gran numero di personaggi e un ampio corredo di sotto-trame e di missioni che i protagonisti possono scegliere di affrontare finiscono per mimetizzare la natura lineare di questo tipo di avventure, ma fondamentalmente, una volta sconfitto il boss finale, c'è davvero poco che possa spingere il pubblico medio a ripetere tutto da capo. Fatto sta che, appeal generalizzato o no, quando il terzo episodio di Final Fantasy ad uscire sul mercato USA arrivò in vetta alle classifiche (con una certa confusione anagrafica: questo in realtà è il sesto episodio della serie, ma in occidente qualche pezzo della sequenza non era comparso e, se è per questo, Final Fantasy III non è mai nemmeno uscito in Europa) tutti si aspettavano una vera e propria invasione di titoli analoghi, come conseguenza. In realtà non fu così: per ripetere l'exploit e cominciare la vera 'jap invasion' bisognò attendere tre anni, un successore diretto da Square e la PlayStation. Per più motivi, quindi, questa cartucciona da 24 megabit dovrebbe essere considerata come un esemplare più unico che raro all'interno di ogni collezione supernintendiana. A parte essere forse il miglior gioco a 16 bit in assoluto (nono posto fra i più bei giochi di tutti i tempi nel referendum tenuto da Electronic Gaming Monthly sul finire degli anni novanta e decimo in quello di GameFAQs del 2005, tanto per citare due pareri direi autorevoli).

L'ambientazione di Final Fantasy III segue il filone steampunk, andando così a divergere dai canoni standard utilizzati in molti titoli analoghi. Vecchie ferrovie, macchine a vapore e miniere di carbone entrano in scena quasi subito, andando a fare coppia con aggeggi più moderni come seghe elettriche o martelli pneumatici. I temi tradizionali del genere RPG vengono comunque ripescati in pieno, con l'eterna lotta contro il male, civiltà leggendarie di cui si è persa ogni traccia e la ricerca di antiche forme di magia a dare forma e contenuto alla storia. A rendere tutto molto più appetibile ci pensa comunque l'andamento enigmatico, imprevedibile e più volte spezzato che assume la sceneggiatura: in questo senso Final Fantasy III è forse l'esempio meglio riuscito di unione tra cinema e videogiochi, almeno nell'ambito dei 16 bit, con uno sviluppo della trama decisamente più adulto del solito e un'atmosfera misteriosa che pochi giochi possono vantare, anche oggi. Cambio di rotta da attribuire probabilmente ai due nuovi direttori esecutivi, Yoshinori Kitase e Hiroyuki Ito, per la prima volta sul ponte di comando insieme al creatore della serie Hironobu Sakaguchi.

Lanciato in Giappone in concomitanza con la riedizione su cartuccia dei primi due Dragon Quest di Enix e poco prima del sesto episodio della stessa serie (il che rappresentava un vero evento per il pubblico nipponico, data la popolarità di questi titoli in patria, come pure un pericolo mortale per Square), Final Fantasy III/VI poté contare su una campagna pubblicitaria a suon di spot miliardari e di articoli travolgenti su Famitsu & co. Il che contribuì non poco a creare un'aura di leggenda intorno a un gioco che, tra l'altro, correva il serio rischio di non essere mai distribuito sui mercati extra-asiatici: non scordiamoci che il Final Fantasy precedente, capace di vendere un milione di copie in un solo giorno, non beneficiò mai di alcuna traduzione anglofona - sorte per inciso toccata anche ai Dragon Quest di cui sopra. L'uscita sul mercato USA, quindi, rappresentò un momento magico per Nintendo, tanto più che all'attesa che - senza esagerare - si poteva definire spasmodica si accompagnava una qualità indiscutibile e che infatti nessuno si sognò di discutere. Impatto grafico sparato al massimo, tanto da far impallidire anche prodotti della portata del possente Secret of Mana; probabilmente la miglior colonna sonora di tutti i tempi (basta ascoltare il tema dei titoli di testa per capire che questa è roba al livello del miglior Morricone, se non altro come qualità di composizione, dato che il Super Nintendo non poteva fare di più come campionamenti - non a caso il corrispondente CD audio arrivò in testa alle classifiche locali e fu oggetto di caccia furiosa all'import anche dalle nostre parti); il solito solido gameplay graziato da un Active Time Battle modificato, in pseudo real time; una traduzione per una volta fedele all'originale, a parte qualche piccola censura e qualche inevitabile limitazione tecnica. Di conseguenza: una pietra miliare, un archetipo che ha indicato la rotta per traghettare un intero genere verso lo status adulto che adesso gli appartiene. Ma, a parte questo, un momento magico irripetibile per chi lo ha vissuto, come la schiera di fan che continua a venerarlo (forse la più fedele in assoluto) sta a testimoniare.

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