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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Nintendo Super NES
Power Drive
U.S. Gold | Rage
29 08 2008

A me mi piaceva Sega Rally. In sala giochi sembrava la rivelazione di un nuovo dio, con gente che mollava la mascella di fronte allo schermo e ai movimenti sincroni del cabinato. Mi piaceva talmente tanto che qualsiasi cosa antecedente, e non solo in campo rally, veniva subito cancellata. Nello specifico qualcosina era stata tentata anche su console, solo che al paragone faceva la figura di un reperto pre-egizio: l'Off Road di vecchia origine arcade, per esempio, oppure lo spin-off Super Off Road Baja, oppure ancora il misconosciuto King of Rally. Ma alla fine la cosa che meglio rimandava ai rally, sui 16 bit e sulle macchine a 32 bit appena nate, era questo Power Drive. E ai suoi tempi aveva fatto la sua porca figura.

Power Drive non era però mai stato un titolo di punta, quanto piuttosto uno dei titoli alternativi che popolavano gli scaffali alla fine dell'era del Super Nintendo e del Megadrive. Aveva comunque molto da offrire a un pubblico in crisi di astinenza rallistica: prima di tutto la carenza di concorrenza diretta di cui sopra (e non un era un vero merito), ma al di là di questo anche una presentazione intelligente, un aspetto brillante e un'impostazione di gioco raffinata. In pratica, Power Drive faceva tutto quello che si poteva fare senza ricorrere alla tridimensionalità e a motori di gioco impossibili per i tempi: inquadratura dall'alto, grafica piccola ma dettagliata, buona quota di tracciati all'interno di un campionato del mondo e tutta una serie di varianti (bonus, controbonus, danneggiamenti, condizioni di corsa) a movimentare un gameplay che altrimenti sarebbe rimasto quello che era.

E il gameplay di Power Drive, per quanto appassionante, era fallato. Una falla piccola, ma fatale. A fronte dell'agilità delle auto e nonostante la presenza di power-up di una certa utilità, infatti, restava in ballo una richiesta di tempi sul giro che rendeva quasi impossibili vittorie o piazzamenti. Fatto tanto più grave se si considerano la mancanza di un multiplayer vero e proprio e lo schema rigido di progressione da una gara all'altra. Chiaro che il grado di difficoltà percepito cambia molto da giocatore a giocatore (io comunque non ho mai avuto problemi con le simulazioni di rally, mentre qui ho dovuto spesso dichiarare forfait), ma il carattere severo di Power Drive va comunque al di là di ogni ragionevole dubbio. Peccato, perché il gioco Rage è invece in grado di regalarci anche qualche raffinatezza non riscontrabile in altri racer, a cominciare dal comportamento verosimile delle auto concorrenti e dalla gestione post-corsa dei danni. Alla fine ci si ritrova con una sequenza di rally che si presentano con la bellezza di un piccolo plastico, con Mini, Cinquecento, Clio e Celica che sfrecciano all'interno di paesaggi di un certo realismo: il tutto però richiede quasi sempre percorsi netti e memorizzazioni ferree (tanto più che il contributo del navigatore si rivela qualche volta inefficace). Bello e quasi impossibile.

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