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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Nintendo Super NES
Dungeon Master
JVC | Software Heaven | FTL Games
05 01 2008

Dungeon Master appartiene alla sfera della leggenda per motivi per così dire storici e, se mi è consentito, per stupide questioni personali. Rintracciato nella sua forma di cartuccia per Super Nintendo in una sera di autunno dei primi novanta, durante un viaggio a Parigi (una questione stupidamente sentimentale, appunto), ricercato e mai più recuperato negli anni successivi, Dungeon Master si portava già allora dietro la palma di progenitore di tutti i labirinti tridimensionali, ben prima che id Soft arrivasse alla ribalta con il suo Wolfenstein.

Prima di Dungeon Master (eravamo nel 1988) i giochi erano sempre stati piatti e basati essenzialmente sull'intervento degli sprite: dopo di lui tutto è cambiato in toto. Sviluppato da FTL, Dungeon Master ancora adesso è considerato da molti come la cosa più vicina al mondo di carta e dadi di Dungeons & Dragons. Difatti: prendendosi in carico quattro personaggi-tipo (guerriero, mago, ladro, sacerdotessa ecc.), già imprigionati, ma fatti resuscitare all'interno di una sala dei campioni, ci tocca guidare la variopinta pattuglia attraverso i corridoi, le porte chiuse e le trappole di un labirinto in 3D, alla ricerca del potente Lord Chaos. Durante il viaggio il nostro party incapperà in una serie di mostriciattoli (o vere e proprie schifezze ambulanti) e in una sequela di enigmi che vanno dal molto semplice al relativamente complicato, anche se alla fine sempre di leve e pulsanti da premere si tratta. Come da canone D&D, poi, il party risulterà all'inizio quasi del tutto inetto e solo affrontando gli avversari riuscirà a sviluppare caratteristiche sempre più aggressive, da utilizzare mano mano che il dungeon diventa più pericoloso. Insomma: niente di diverso da quello che si poteva trovare in una scatola di Dungeons & Dragons o in qualsiasi altro gioco di ruolo stampato su agile volumetto (e niente di molto diverso da quello che ci potranno offrire le avventure videoludiche negli anni a venire, se è per questo).

Il labirinto sotterraneo di Dungeon Master mantiene ancora oggi una sua atmosfera e una sua plausibilità grafica: i movimenti dei protagonisti, invece, sono cadenzati a scatti, adesso terribili da vedere, ma comunque del tutto rivoluzionari alla fine degli anni ottanta. Il punto è che la versione per Super Nintendo non migliorava di un millimetro la situazione a cinque anni di distanza dall'uscita primigenia per ST e Amiga. Anche nella versione a cartuccia, nonostante la presenza di chip ausiliari, l'intero dungeon era infatti costruito a partire da un reticolato in bitmap, assemblato in modo da dare una impressione di tridimensionalità, e i relativi sprite erano piazzati in posizioni fisse, senza zoomate, rotazioni o qualsivoglia scaling a migliorare le cose. Dungeon Master non andava insomma al di là di quello che poteva offrire un gioco fantasmagorico degli anni ottanta, anche in questa versione del 93: il fatto lasciò contrariati un po' tutti, ai tempi, anche perché longevità e funzionalità dei menu non si erano nemmeno loro mossi da uno status di semi antiquariato. L'operazione, però, era chiaramente da riportare sotto l'etichetta di un retrogaming ante litteram (allora certamente non di moda), facendoci capire che al di là dell'estetica pura le cose erano cambiate molto poco in un lustro pieno. Tanto più che la conversione si portava dietro, come opzione, un 'move mode' che concedeva una maggiore facilità di movimento e ci avvicinava in parte al mondo degli allora imperanti Doom. Fu proprio l'uscita di Doom, comunque, a rendere del tutto improbabile il motore grafico di Dungeon Master, anche sotto forma di riedizione. Oggi, a distanza di parecchi lustri, l'ottica può cambiare e virare verso il filologico puro: sotto questo punto di vista la versione Super NES di Dungeon Master riacquista una sua dignità, andando a confondersi con l'operazione che Namco intraprese qualche anno dopo su PlayStation (Namco Museum). E, se permettete, la consistenza di Dungeon Master era e resta superiore a quella di un qualsiasi coin-op Namco degli anni ottanta, per quanto storico quest'ultimo possa essere considerato.

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