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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Sega Mega Drive
Toy Story
Disney | Traveller's Tales | Psygnosis
02 11 2007

Ok, questo non è nient'altro che un ennesimo platform, i movimenti sono un po' goffi e la tridimensionalità è solo apparente. Ma bisogna mettere le cose in prospettiva e considerare che anche Toy Story (il film Pixar), che per la prima volta portava sullo schermo qualcosa che nessuno si era mai immaginato come fattibile, potrebbe oggi subire la concorrenza di un qualsiasi spot commerciale. Toy Story (il gioco) faceva in proporzione qualcosa di altrettanto sorprendente, portando il Megadrive in territori che fino ad allora nessuno si era sognato di raggiungere, ma altrettanto ovviamente adesso può apparire ingenuo o pionieristico.

Tenendo conto che la console Sega era già stata data per morta da tutti (siamo a fine 1996), comunque, il vedere una grafica renderizzata, con tanto di shading a sottolineare il 3D, fare concorrenza al Donkey Kong del Super Nintendo o addirittura ai primi tentativi di PlayStation o Saturn (o Jaguar, 3DO e Amiga CD32) poteva addirittura provocare imbarazzo, almeno in chi aveva annunciato già una dozzina di volte il raggiungimento dei limiti dei 16 bit a cartuccia. E poi, chi avrebbe mai pensato che l'unica uscita del Megadrive sulle tracce di Doom (a parte Zero Tolerance) bisognava andarsela a cercare in un tie-in cinematografico come questo? E che l'unico tentativo di replicare il Mode 7 di Mario Kart (gli altri giravano sul Mega CD e pure a stento) ce lo avrebbe regalato alla fine proprio un platform targato Disney?

In effetti la forza di Toy Story era proprio in questa varietà di stili e nella qualità della realizzazione grafica di cui sopra, con digressioni che andavano anche nella direzione di un altro classico come il vecchio Micro Machines. Ma, detto questo, per essere onesti, non si andava molto al di là del gioco piccolo ma scintillante, con una impostazione Disney come al solito indirizzata verso i più giovani e un con un'azione complessivamente lineare e tendente al facile facile. La mancanza di veri e propri livelli di difficoltà, affidati solo alla presenza di una quota più o meno grande di vite disponibili, non poteva poi che menomare ancora di più la longevità di Toy Story, già di per sé quantificabile nell'ordine di qualche serata e non irrobustita dalla trovata delle stelle da conquistare (siamo lontani dal meccanismo di bonus point di Sonic, ad esempio). Nonostante la presenza di una ventina di scenari molto diversi tra di loro, era proprio questa gracilità di fondo che alla fine comprometteva la sostanza del gioco, per molti altri versi invece all'altezza dei classici del genere platform.

Toy Story non avrebbe potuto comunque salvare il Megadrive, proprio come non potevano certo farlo i vari Vectorman, Sonic 3D o le ultime riedizioni dei titoli sportivi Electronic Arts. Lanciato in Europa subito dopo il Natale del 95, si andava a incastrare in un panorama popolato dalle varie corazzate Virtua Fighter, Sega Rally, Virtua Cop, Tekken, Wipeout e Ridge Racer e forse nel momento di maggiore spinta commerciale per le console della generazione successiva. Destino segnato, insomma, e troppo poco tirato in ballo per poterlo evitare. Quello che il gioco dei sottovalutati Traveller's Tales (forse i partner principali di Sega in quei cruciali anni) poteva fare era andare a pescare nel bacino dei fan del film, e questo lo faceva senza incertezze, con una presentazione eccellente, una trama che riprendeva passo passo quella cinematografica e con una riproduzione più che plausibile della colonna sonora. Troppo poco però, come dicevamo, per salvarlo dall'indifferenza puntualmente riscontrata in un mercato in tutt'altre faccende affaccendato. Oggi come oggi è davvero tutto un altro paio di maniche e grazie a Toy Story si può quindi tranquillamente riapprezzare la migliore realizzazione tecnica, o almeno quella più sofisticata o impegnativa, mai apparsa sul Megadrive.

[NO1]


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