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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Sega Mega Drive
Mutant League Hockey
Electronic Arts | Mutant Productions
09 04 2007

Electronic Arts, dopo aver messo in cascina il raccolto (Madden Football, EA Hockey, FIFA Soccer, Road Rash, Desert Strike, F22 Interceptor, The Immortal ecc. ecc.), decise di tirare il fiato. Chi non l'avrebbe fatto? La pausa però finì per durare addirittura qualche anno, tempo speso essenzialmente a lanciare sul mercato riedizioni scadenzate dei vecchi successi a 16 bit, a volte nemmeno troppo riarrangiate, a volte con arrangiamenti nuovi ma sballati.

Sballati in coppia, verrebbe da dire in presenza di Mutant League Football e dell'analogo Hockey, usciti in sequenza sul fare del 94 e basati sui corrispondenti motori di gioco del Madden e dell'NHL Hockey dell'anno prima. Ottimo pedigree, quindi, dato che la struttura di partenza rappresentava il meglio che si poteva avere allora in campo simul-sportivo. Nello specifico l'idea di base era sempre la stessa (sbattere il puck nella rete degli avversari), ma le regole diventavano molto più vaghe e così sul ghiaccio risse, smembramenti, tentativi di omicidio o ferimento grave finivano per essere parte integrante delle partite. Il divertimento, a sua volta, diventava relativo: sembrava infatti che Electronic Arts, costretta dalla censura USA ad eliminare ogni forma di violenza dai suoi titoli sportivi di maggiore impatto, avesse finito per relegare tutto il sangue superfluo, ma in fondo non molto di più, in un ghetto rappresentato da quella che doveva diventare una serie a sé stante (i vari Mutant, appunto, che però alla fine si limitarono a soli due esemplari, con un Mutant League Basket che per quanto ne so io finì per essere abortito). C'era chi apprezzava e chi invece si sarebbe aspettato da Electronic Arts qualcosa di più sostanzioso e meno caotico di un allegro grandguignol.

In effetti il caos regna sovrano negli stadi di Mutant League Hockey: ghiaccio sottile e buche, spuntoni, fiamme, perfino squali si accompagnano tranquillamente a motoseghe e martelli pneumatici nelle gengive, e quando non si tratta di ricorrere al ferramenta si può scegliere semplicemente di attaccare in massa l'antipatico portiere avversario riducendolo in poltiglia. Il problema è che la violenza, per quanto catartica, viaggia in questo caso insieme ad alcune caratteristiche di gioco che non fanno altro che aumentare il disordine, stavolta però in modo involontario: qualcosa che deve avere a che fare col ghiaccio delle arene extraterrestri presenti, evidentemente, perché l'inerzia dei giocatori appare irregolare, i passaggi vanno raramente in porto, il controllo sui tiri lascia a desiderare e, dato che anche i contrasti sono difficili da effettuare, la cosa migliore da fare è ricorrere al fallo e amen. Il passaggio della produzione da quella diretta dei Park Place a quella da parte di un team Electronic Arts assemblato per l'occasione manifesta i suoi effetti deleteri anche nel campo della grafica, con vari tipi di sprite teoricamente differenziati, e invece abbastanza confusi, e stadi appartenenti a sistemi stellari diversi, ma in fondo tutti molto simili. La stessa componente sonora sembra sciatta, con poche musiche e pochi effetti di fondo, il che tra l'altro rende terribilmente noioso l'accompagnamento da organetto elettrico delle partite. Una soluzione, forse l'unica, è quella di ricorrere al 2-4 player mode via adattatore, dato che buttare il tutto in rissa, con un gameplay che permette tra l'altro improvvisi goal casuali, può consentire perlomeno qualche ora di casino tra amici.

Non andare a ritoccare quello che è già perfetto potrebbe essere la morale di tutta l'operazione, ottima nelle intenzioni di rinnovamento, ma basata su variazioni marginali e insistite: nello stesso anno c'era sul mercato NHL 94, che offriva un'identica possibilità di giocare in quattro, un affinamento di gameplay e grafica quasi al limite possibile e che aveva la sola colpa di essere il terzo esemplare della serie e di ritrovarsi improvvisamente privato di quella che era stata una componente caratteristica dei prequel (un minimo di sana violenza, appunto). A margine ne approfitto, dato che ci siamo, per ricordare un'altra volta quanto e come sia stato importante EA Hockey nell'ambito delle simulazioni sportive: ancora adesso, se si vuole prendere come esempio di pulizia di gameplay un gioco qualsiasi degli ultimi venti anni, è difficile prescindere dall'hockey inventato dal nulla, per il Megadrive, dai piccoli Park Place (e, alla faccia del progresso, anche in una serie continuamente aggiornata e interminabile come questa, la scelta più giusta è quella di ricorrere al vintage).

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