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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Sega Mega Drive
Rolo to the Rescue
Electronic Arts | Vectordean
30 07 2006

Non c'è dubbio che Rolo to the Rescue abbia preso molte cose in prestito dai platform di James Pond, se non altro perché il team di produzione era lo stesso (come pure in comune tra i due c'era l'edizione di Electronic Arts, almeno su Megadrive). Ma, proprio per questo, esiste una ragione qualsiasi per arrivare a preferire l'elefantino Rolo rispetto al suo più celebre mentore? Beh, sì e no. Mentre i tre James Pond apparsi su Megadrive erano sicuramente più fantasiosi e curati dal punto si vista grafico, Rolo aveva dalla sua una struttura di gioco più complessa e una profondità sconosciuta alla quasi totalità dei platform dell'epoca. A dirla tutta, Rolo accusava anche l'handicap di una manovrabilità vagamente sfuggente e quello di provocare livelli di frustrazione da record (per risparmiare, Electronic Arts commise la cazzata di non inserire una RAM di backup nella cartuccia, come pure quella di non prendere in considerazione il ricorso alle password. Conseguenza: tutte le aree di un gioco vasto come questo dovevano essere percorse insieme, senza la possibilità di un qualsiasi salvataggio!). Il giudizio complessivo, che parrebbe quindi scontato, non è però negativo, anzi. È solo che un gioco di ottimo livello come questo, rovinato come è da errori del tutto evitabili, non può non provocare serie incazzature anche a distanza di anni.

Tornando allo specifico, Rolo to the Rescue è un platform con un deciso orientamento verso gli arcade adventure così come erano concepiti un tempo. Ma Rolo, poi, al soccorso di chi doveva correre? Dei suoi amici animali, ovviamente, catturati e ingabbiati come erano del perfido proprietario del circo McSmiley, dal quale il piccolo elefante era riuscito ad evadere. Non che Rolo fosse proprio disinteressato, nella sua impresa: se abbandonato a sé stesso, infatti, accusava evidenti incapacità nell'affrontare le tante insidie nascoste in mezzo a paesaggi bucolico/archeo/western, ecc... Ad esempio: la presenza di acqua richiedeva necessariamente l'intervento dei castori, gli unici in grado di nuotare, mentre per raggiungere i punti più elevati degli scenari dovevano entrare in scena i conigli, data la loro abilità nel salto. Già questo fa capire che ogni sezione di gioco era organizzata in modo da richiedere non solo una buona capacità acrobatica, ma anche un approccio strategico di una certa consistenza (complicato inoltre dal fatto che la compagnia di amici che accompagnava Rolo poteva al massimo essere composta da tre elementi e da alcune specifiche caratteristiche di Rolo, come quella di poter diventare ancora più piccolo previo lavaggio in lavatrice, o quella di potersi gonfiare e volare via ricorrendo ad un compressore).

Rolo to the Rescue quindi, al di là di un estetica anche troppo deliziosa e come quella di James Pond 2 tendenzialmente indirizzata ad un'audience di età prepuberale, nascondeva un taglio del gameplay non comune e ripreso solo poche volte nel corso degli anni successivi (mi viene in mente Bubba'N'Stix, ad esempio, anche se a un livello più banale rispetto alla complicazione che qui possono raggiungere i puzzle). La stessa mappa messa a disposizione di Rolo per visualizzare le aree esplorate ha l'aspetto di un 'puzzle in progress' e permette di entrare e uscire dalle varie sezioni di gioco per, ad esempio, risolvere enigmi altrimenti inspiegabili, oppure per ripercorrerle e procurarsi nuovi bonus e nuove vite extra. Fattore in realtà essenziale: se non si ha la fortuna di ricorrere all'emulazione, Rolo to the Rescue nella sua versione originale per Megadrive, data la sua stazza non indifferente e la già citata impossibilità di salvataggio, richiede una pazienza e una capacità di memorizzazione da monaco cistercense (e l'unico modo per arrivare fino in fondo è appunto quello di cercare in continuazione i molti extra nascosti nei posti più improbabili). Eccellente esempio di come un gioco a 16 bit apparentemente leggerino possa invece sorprendere con una consistenza inusuale anche ai nostri giorni, Rolo to the Rescue è davvero una gemma nascosta, per quanto grezza, all'interno del catalogo Megadrive (ed è ricordato con nostalgia insospettabile da vecchi e coriacei hardcore gamer). Con una grafica da cartoon ultracolorata e brillante, graziata da uno scrolling in parallasse esemplare nella sua fluidità, e con una colonna sonora un po' ripetitiva, ma composta da marcette gradevoli e orecchiabili (anche queste nella vena delle musichette di James Pond 2), Rolo to the Rescue è ancora oggi in grado di offrire una sfida consistente e soprattutto intere giornate di sano divertimento non decerebrato.

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