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NO1 Imbarcato in tenera età su un cargo battente bandiera liberiana, NO1 ha sviluppato grazie ai suoi viaggi in giro per il mondo, e ai conseguenti contatti con numerose popolazioni indigene legate alle tradizioni, una smodata passione per l'antico. Passione che oggi riversa nel retrogaming, in particolare se targato Sega...

Sega Mega Drive
Dune - The Battle for Arrakis
Virgin | Westwood Studios
05 05 2006

Non era facile passare dal folle film di David Lynch e dai romanzi di Frank Herbert a un videogioco effettivamente sensato, ma il colpo riuscì lo stesso a Westwood Studios e riuscì pure bene. Tanto bene che molti arrivarono a considerare il gioco targato Virgin come la migliore uscita del 93 per Mega Drive, e qualcuno addirittura come la migliore in assoluto (convinzione diffusa, a dirla tutta, soprattutto tra i più irremovibili fan della strategia ludica).

Questo entusiasmo potrebbe sembrare piuttosto strano ai più, oggi come oggi, abituati come siamo a simulazioni strategiche non meno fantasmagoriche di tanti altri titoli di punta, ma in realtà anche ai tempi non è che Dune - The Battle for Arrakis facesse rilasciare le mandibole a tutti e magari al primo incontro: grafica minimalista e sonoro approssimativo, difatti, non contribuiscono generalmente alla creazione di capolavori. Ma, quando si parla di Dune, questi sono particolari che finiscono per passare in secondo piano, sia perché risultano perfettamente funzionali al contenuto, sia perché riescono comunque a impostare un'atmosfera molto particolare (come è evidente già a partire dall'eccezionale sezione tutorial, in grado di mettere in chiaro le regole di base meglio di un qualsiasi libretto di istruzioni).

L'idea di base è questa: voi siete a capo di una delle tre casate reali che fanno capo al pianeta Arrakis e, come i membri degli altri clan, vi fate soldoni scavando (o meglio facendo scavare ai vostri futuristici soldati-minatori) una preziosa spezia chiamata melange, a partire da determinati siti localizzati sulla superficie del pianeta. La spezia in questione è però talmente preziosa che tutti vogliono mettere le mani sulle quote appartenenti agli altri proprietari, e così quello che vi tocca fare, al di là di colonizzare varie aree, costruire le vostre raffinerie con relativi stabilimenti e generatori o impostare i piani di raccolta a seconda della natura dei terreni, è prendere bene in considerazione anche i vostri sistemi di difesa e attacco (con truppe, armi e veicoli che diventano sempre più efficienti e che dovranno essere posizionati all'interno dei vari scenari sulla base di piani studiati con cura), il che vi permetterà di ampliare possedimenti e raccolta senza subire contraccolpi fatali.

La particolare miscela di strategia militare e di parti prelevate da SimCity e dai suoi derivati urbanistici funziona, in questo caso, senza intoppi e così il gameplay, liberato da inutili complicazioni, scorre liscio come l'olio, virando rapidamente verso quello che sarà il modello più volte ripreso da Westwood - e cioè quello del loro famoso Command & Conquer (vero caposaldo della seconda metà degli anni novanta e autentica miniera di diamanti da sfruttare commercialmente fino in fondo, altro che spezie). I punti di contatto tra Dune e i suoi pronipoti sono in effetti molti, a partire dall'impostazione del sistema di controllo (molto comodo, basato come è su icone che richiamano specifici comandi e su movimenti guidati da un semplice 'point and click') e dallo stile grafico voluto per i paesaggi, ma Dune ha dalla sua una facilità di uso ancora maggiore, con una immediatezza da console a 16 bit e una profondità da classico per PC.

Molto divertente da giocare, a metà strada tra azione e ragionamento, difficile da mollare una volta che se ne è compreso il meccanismo, coriaceo (a partire dal settimo-ottavo livello la reattività degli avversari aumenta, e con ventuno settori in tutto la longevità è assicurata), esempio quasi unico del suo genere su Mega Drive, Dune è in grado di coinvolgere tutti quelli che hanno ancora in testa almeno un neurone e che non si accontentano di pigiare tasti più o meno furiosamente (inutile dire che questi ultimi rappresentano la maggioranza degli utenti della console Sega, e altrettanto ovvio dire 'chi se ne frega').

[NO1]


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