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Shrapnel Dopo aver fondato A.Rea. 21 insieme a NO1 e LH3CT, Shrapnel ha svolto il lavoro di mantenimento del sito fino alla chiusura dello stesso e ne ha poi curato la riapertura. Ha scritto su Super Console, Mega Console, Videogiochi e PSM, ha gestito per due anni e mezzo un negozio di videogiochi e ha lavorato come game designer e sceneggiatore su uno sparatutto per PC intitolato Steel Saviour. Attualmente scrive per un paio di riviste cartacee dedicate agli utenti iOS e macOS.

Atari 5200
Pitfall II: Lost Caverns
Activision | David Crane | Mike Lorenzen
12 10 2005

Avventurieri si nasce, c'è poco da fare. L'amore per il rischio, l'esplorazione e la ricerca non può essere soppresso in alcun modo, quando si viene al mondo con un'indole da cacciatore di tesori, e questo è proprio il caso di Pitfall Harry. Atletico come sempre, impermeabile alla paura e fortemente incline all'azzardo, l'eroe di casa Activision allarga decisamente i suoi orizzonti in questa sua seconda avventura, andando alla ricerca non soltanto di qualche tonnellata d'oro (comunque presente in grandi quantità e pronto per essere raccolto), ma anche di sua nipote Rhonda, del suo gatto Quickclaw e, soprattutto, del mastodontico diamante Raj.

Nessuna avventura, però, è mai facile come può sembrare inizialmente: ecco allora che Harry si ritrova ben presto a evitare scorpioni, pipistrelli, rane e altri animali più o meno palesemente ostili, producendosi al contempo in poderosi salti al di sopra di botole e baratri, lunghe nuotate in acque infestate da anguille elettriche e acrobatiche scorribande su scale a pioli visibilmente instabili. In caso di caduta dalle scale in questione, inoltre, Harry, in qualità di autentico funambolo, può tentare di farsi trasportare dalle correnti d'aria sotterranee al fine di ammortizzare il capitombolo. In caso di prematura dipartita, a ogni modo, all'avventuriero più famoso del mondo dei videogiochi è consentito ripartire dall'ultima croce Inca calpestata, in virtù delle mistiche doti curative di tali oscuri e antichi manufatti.

Niente di nuovo per chi abbia giocato almeno un episodio della serie Tomb Raider, insomma, ma... beh, il fascino dell'originale è irresistibile, non si discute. E così, nonostante una grafica a dir poco arcaica e un sonoro gradevole, ma alla lunga petulante, Pitfall II: Lost Caverns rimane ancora oggi un esempio di game design da manuale, in grado di far riscoprire ai giocatori più attempati (si fa per dire, s'intende...) il vecchio e ormai dimenticato piacere di disegnare mappe e annotare posizioni di tesori e passaggi particolarmente ostici. Senza contare, poi, che la versione Atari 5200 è indubbiamente una delle migliori tra quelle pubblicate all'epoca da Activision, in quanto provvista di un'intera area aggiuntiva rispetto a quelle realizzate sugli altri formati. Il che, in soldoni, vuol dire più esplorazione, più rane, più lingotti d'oro, più scale, più fiumi sotterranei... in breve, più ore da passare immersi in quell'atmosfera che, oggi come allora, fa di Pitfall II: Lost Caverns una gemma senza tempo.

[Shrapnel]


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