A.Rea. 21 : retrogaming dal 1996!
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Clown21 Clown21 ha passato i migliori anni della sua vita a giuocare. Erano i migliori anni proprio perché giuocava. Era bello infrangere la legge, non c'era condominio in cui non fosse affisso un qualche cartello in cui si vietava qualche giuoco. Quasi sempre si vietava il giuoco della palla. Che sciuocchi. Ci voleva pochissimo per aggirare tale divieto. Invece di giuocare alla palla, bastava giuocare ad Emlyn Hughes International Soccer...

Commodore 64
R-Type
Electric Dreams | Rainbow Arts | Manfred Trenz | Andreas Escher
17 10 2005

Si comincia dal banale per scivolare nel tragico. R-Type per C64 ha una grafica superiore alla versione Spectrum e inferiore a quella Master System. I morti non respirano. La neve è fredda. Se tutte le prostitute sparissero dalla faccia della terra i loro figli continuerebbero a proliferare. Sino a qui il banale. Ma il tragico? Il tragico è ormai noto e arcinoto a chiunque abbia voluto seguire A.Rea. 21 nella sua interminabile missione: recensire il maggior numero possibile di conversioni casalinghe del mitico R-Type. In poche parole, nella versione C64 il cerchio di avversari del primo livello è terribilmente immobile. Sgomento e raccapriccio. Comunque, chiudendo un occhio (facendosi bastare l'altro per schivare i proiettili) si può giocare, eccome. E qui debuttano i fuochi artificiali.

Pochi pixel possono regalare un'immane sensazione di potenza. Pochi pixel che sparano "luce pesante" e si avvantaggiano di agguerriti pod confezionando un bel kit di onnipotenza. R-Type scoppietta fin dal principio. Ma quando i potenziamenti abbondano e lo schermo è soverchiato dalla superiorità numerica degli avversari, l'azione detona. Passaggi serrati in mezzo ad una formazione nemica scremano il campione dal loser, mentre i riflessi esplodono ad ogni nuova ondata. I fondali biomeccanici scimmiottano ciò che si poteva ammirare in sala giochi. Spesso, arzigogolandosi in barocchi a 8 bit, le ambientazioni aggrovigliano l'attenzione del giocatore, già impegnato a devastare ogni forma di vita e a venire a patti con un ritmo di gioco leggermente meno sciolto rispetto al coin-op. Ma il pilota, comunque, gode. Ed esplode. E ricomincia.

Di deflagrazione in conflagrazione, l'R-9 Fighter può giungere all'ennesimo, enorme boss di fine livello. Che, non dimentichiamolo, è organico. E poi dicono che i giochini non sono cultura: in molti abbiamo capito il significato di questa parola grazie a R-Type o Alien. Ma qui non si studia solo il linguaggio, si fa anche storia. E la storia degli shooter bidimensionali, in questo periodo di inesorabile estinzione, inizia a presentarsi come un imperativo morale. Mentre come pulsione splendidamente animale, di tanto in tanto, si presenta la gioia di annebbiarsi in semplici ma efficaci fragori d'altri tempi. Maledetto Bydo, Impero delle Macchine, su quanti formati ti dovremo blastare prima di garantire sogni tranquilli all'umanità...

[Clown21]


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