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Shrapnel Dopo aver fondato A.Rea. 21 insieme a NO1 e LH3CT, Shrapnel ha svolto il lavoro di mantenimento del sito fino alla chiusura dello stesso e ne ha poi curato la riapertura. Ha scritto su Super Console, Mega Console, Videogiochi e PSM, ha gestito per due anni e mezzo un negozio di videogiochi e ha lavorato come game designer e sceneggiatore su uno sparatutto per PC intitolato Steel Saviour. Attualmente scrive per un paio di riviste cartacee dedicate agli utenti iOS e macOS.

Atari ST
R-Type
Electric Dreams
25 10 2005

Uno shock. Niente di più, niente di meno. Ecco cosa rappresentavano le schermate della versione ST di R-Type per chi aveva un 8 bit. Tanta magnificenza sembrava davvero eccessiva, inconcepibile, quasi offensiva per chi era abituato all'immobile cerchio di avversari del primo livello della versione CBM 64 o per chi, peggio ancora, aveva visto nemici, proiettili e fondali diventare dello stesso identico colore, com'era accaduto sull'Amstrad CPC. La conversione di R-Type sull'Atari ST, insomma, sembrava troppo bella per essere vera. E, purtroppo, c'era un fondo di verità in questa pessimistica previsione. Perché una volta abbandonato il proprio fido e vetusto 8 bit con la relativa cassetta di R-Type, ciò che ci si trovava di fronte passando all'ST era una conversione coloratissima, chiassosa, dettagliata, brillante e... scattosa. Già. Proprio così. Sconfortante, ma vero. Molto sconfortante, soprattutto alla luce di ciò che di buono era stato fatto da Electric Dreams in sede di adattamento. Gli elementi fondamentali del coin-op, infatti, c'erano tutti, ma proprio tutti. Certo, qualcosa era stato rimpicciolito, qualcos'altro aveva perso qualche sfumatura di colore, ma in fin dei conti erano compromessi accettabili, tutt'altro che gravi. C'erano le ondate che non lasciavano tregua all'utente, c'erano i potenziamenti per le armi, c'era il pod, c'era la grafica organica e c'era una reinterpretazione onesta del tema musicale del gioco da sala. C'era tutto, insomma. Ma non c'era la fluidità, quella no. Un problema assai comune nelle conversioni dell'epoca, costrette a sacrificare la scioltezza dello scorrimento e delle animazioni sull'altare della fedeltà alla grafica mandata a video da macchine decisamente più potenti di quelle domestiche. Un problema comune, sì, ma non per questo meno avvilente. E così, ancora una volta, per gli utenti europei, saldamente ancorati al mercato degli home computer, la chimera dell'arcade-perfect volava via, lontano, verso l'orizzonte. E un po' di amaro non poteva non restare in bocca all'orgoglioso neopossessore di Atari ST, fiero ostentatore di una conversione di R-Type superiore a quelle concesse agli amici rimasti fermi al palo degli 8 bit, ma non ancora perfetta. Coloratissima, chiassosa, dettagliata, brillante e pure divertente, tutto sommato. Ma non ancora perfetta...

[Shrapnel]


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